Adesione alle Moratorie – COVID 19 e segnalazioni in Centrale Rischi

Centrale Rischi: come presidiare correttamente il dato segnaletico alla luce delle moratorie

 

Come richiedere la tua Centrale Rischi Banca d’Italia
Come richiedere la tua Centrale Rischi Crif-Eurisc

I riflessi segnaletici nelle centrali rischi che la pandemia ha (ed avrà sempre di più con il passare del tempo) sono chiaramente importanti ed esigeranno da parte delle imprese un’attenzione superiore al normale.
Questa considerazione deriva dal fatto che le misure messe in atto dal Governo, dall’ABI e da Banca d’Italia, nella sostanza determinano un mutamento complessivo del quadro a cui si sommano, naturalmente, tutti i rischi connessi al contesto macro economico.
Volendo affrontare più nel dettaglio questo importantissimo aspetto è il caso di distinguere prima di tutto due macro tematiche:

  1. Distinguo fra centrale rischi Banca d’Italia e altre centrali rischi
  2. Moratorie (sia quella del Decreto Cura Italia che quella ABI)
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Centrale Rischi Banca d’Italia e altre centrale rischi (CRIF-Eurisc / Experian / Assilea)

Prima di affrontare le implicazioni segnaletiche delle moratorie piuttosto che analizzare l’impatto delle centrali rischi in capo all’attuale contesto di accesso al credito e di accesso alle garanzie pubbliche, è di fondamentale importanza evidenziare che esistono delle differenze importanti fra la centrale rischi Banca d’Italia e le altre centrali rischi.
Impossibili da trattare nel dettaglio (almeno in questa sede), di tutte le differenze esistenti è necessario quantomeno ricordare che:

  • La CR Banca d’Italia deve essere obbligatoriamente alimentata da tutte le banche che abbiano esposizioni complessive verso il cliente pari o superiori ai 30.000 Euro oppure ai 250 Euro se si tratta di posizioni a sofferenza (nella altre centrali rischi non vi è affatto un obbligo segnaletico e dall’altra parte non vi sono soglie di alcun tipo);
  • In tutte le centrali rischi i dati devono essere corretti ed aggiornati e, ad esclusione della CR Banca d’Italia, le segnalazioni in capo alle persone fisiche per essere legittime devono rispettare anche obblighi informativi verso la clientela.

Essendo comunque tutte le centrali rischi espressione dei rapporti di credito concessi dalle banche verso la clientela, appare evidente che quando si parla ad esempio delle implicazioni segnaletiche delle moratorie, il riferimento non può e non deve essere limitato alla sola CR Banca d’Italia, ma al contrario esteso a tutte le centrali rischi. Non solo, quando si parla di come le banche utilizzato tali dati ai fini delle loro valutazioni è importante ricordare che più l’azienda è strutturata più avrà peso il dato delle CR Banca d’Italia mentre nel caso di realtà molto piccole (magari con scarse o del tutto assenti segnalazioni in CR Banca d’Italia) il peso maggiore lo assumeranno le altre banche dati (prive di soglie segnaletiche stringenti).

Moratorie e dinamiche segnaletiche

L’accesso alla Moratoria da parte delle PMI deve innanzitutto essere affrontata distinguendo da Moratoria ABI e Moratoria dettata dal Decreto Cura Italia (per saperne di più vai allo speciale); per farlo è prima di tutto utile ricordare che i due strumenti per molti aspetti risultano diversi e in qualche molto valutabili come:

  • Moratoria ABI: dotata di strumenti molto efficaci e diversi fra loro, ma dall’altra parte soggetta a delibera della banca, rischi di classificazione come NPL e maggiori costi per l’azienda;
  • Moratoria Decreto Cura Italia: strumenti semplici, delibere automatiche, assenza del rischio di maggiori oneri.

Fatta questa premessa (per chi volesse approfondire il tema il rimando è a questo link che spiega pro e contro delle due soluzioni) è importante evidenziare le conseguenze segnaletiche delle misure. Ricordando quindi che a livello di implicazioni segnaletiche non vi sono distinguo fra CR Banca d’Italia e altre centrali rischi, è utile prima di tutto osservare la tabella sottostante e, con particolare riferimento alla sezione “STRUMENTI”, evidenziare cosa succede in centrale rischi a seconda della specifica misura di moratoria attivata.

Esempio di sospensione del rimborso quota capitale relativo a rate e canoni di leasing (ABI e D.L. Cura Italia)

Relativi sia per moratoria ABI che per quella del Decreto Cura Italia (le uniche differenze riguardano l’eventuale durata del periodo di moratoria), gli impatti segnaletici possono essere efficacemente rappresentati dalla tabella sottostante. In questo caso si è preso ad esempio una moratoria di 7 mesi, attivata a marzo 2020 e relativa ad un piano di ammortamento che prevede un pagamento mensile  di rate pari a 4.000 Euro circa  (di cui 700 Euro rappresentativi di interessi).

La tabella in questione vuole dare rappresentazione  a tutte le casistiche segnaletiche plausibili e in particolare alle fattispecie che più di tutte potrebbero trovare riscontro; non solo, facendo per altro riferimento alle precisazioni da parte di Banca d’Italia (estendibili anche alle altre centrali rischi), va sicuramente ricordato che:

  • Il caso della Moratoria regolare  implica che l’azienda stia pagando la quota interessi puntualmente e abbia attivato lo strumento in una fase in cui stava comunque rimborsando regolarmente;
  • Il caso della Moratoria con inadempimenti evidenzia come l’azienda ad un certo punto non paghi nemmeno la quota interessi e con ciò, accumulando sconfini continuativi, si veda per altro segnalare come soggetto colpito da un grave deterioramento del credito (nella visura centrale rischi va osservata la sezione “Stato del rapporto”);
  • Il caso di Moratoria regolare con inadempimenti pregressi, nonostante gli sconfini siano maggiori del caso precedente e continuativi da più tempo, la segnalazione in CR sia di fatto priva di classificazioni negative della qualità del credito (ovvero nello “Stato del rapporto”).

Evidenziato quindi che il secondo caso è quello che più di tutti potrebbe comportare riflessi negativi sia presso la banca segnalante che presso tutti gli altri istituti, Banca d’Italia si premura comunque di affermare il principio che almeno nel caso della Moratoria legata al Decreto Cura Italia non è possibile, in nessuna circostanza, appostare il cliente a sofferenza.

Esempio di sospensione rimborso quota capitale ed interessi relative a rate e canoni di leasing(ABI e D.L. Cura Italia)

Del tutto speculare all’esempio precedente, in questo caso la vera differenza è che durante tutta la fase di moratoria l’azienda non è tenuta al pagamento di alcuna somma; in funzione di ciò appare evidente che non sarà mai possibile verificare la presenza di una moratoria colpita da inadempimenti (le uniche casistiche plausibili sono quelle già contemplate nell’immagine 2 – primo e terzo caso).

In questa sede appare utile affrontare il caso di una moratoria attivata regolarmente e che se da una parte ha visto l’azienda non pagare le rate (il caso in questione può riguardare anche l’esempio precedente con la differenza che in quel caso l’azienda dovrà pagare almeno gli interessi) dall’altra vede la banca non recepire immediatamente l’effetto segnaletico della moratoria. Rilevando che questo esempio potrebbe essere piuttosto frequente, la dinamica alla sua base può essere sintetizzata in questo modo:

  • L’azienda richiede la moratoria e la banca l’attiva;
  • L’azienda non paga le rate, ma la banca segnala i mancati pagamenti;
  • A luglio la banca, accorgendosi dell’anomalia segnaletica, si attiva affinché venga recepita dalla CR l’attivazione della moratoria;
  • L’azienda, accorgendosi però che non sono stati corretti i mesi pregressi, richiede alla banca una rettifica di tutte le segnalazioni con effetto retroattivo (ex tunc) – cfr. tabella di destra.

Ovviamente è importante che queste errate segnalazioni abbiano vita breve e ciò in quanto sebbene per la banca segnalante siano del tutto irrilevanti (solo lei sa che in effetti la moratoria è attiva), per gli altri istituti vale il dato centrale rischi che in effetti potrebbe evidenziare non solo un accumulo crescente di sconfini, ma anche la presenza di gravi segnalazioni di deterioramento del credito (confrontare in visura lo “Stato del rapporto”)!

Esempio di allungamento scadenza – termini dei finanziamenti non rateali (ABI e D.L. Cura Italia)

Non considerando alcune differenze di specie (comunque irrilevanti ai fini segnaletici), sia la moratoria ABI che quella del D.L. Cura Italia prevedono la possibilità di congelare la scadenza dei fidi; oltre a ciò la sola moratoria Cura Italia  prevede anche la non revocabilità di tutte qulle altre linee che la banca può “azzerare” anche senza giusta causa.

Dal punto di vista segnaletico gli effetti sono piuttosto intuitivi e riguardano naturalmente il fatto che in tutto il periodo di moratoria (nel caso ABI per un massimo di 270 giorni) i livelli di accordato non possano mutare andando quindi ad evidenziare il proseguimento della vita delle linee eventualmente oltre i tempi di scadenza naturalmente previsti. Nella tabella sottostante viene quindi riportato il doppio scenario di attivazione o meno della sospensione delle scadenza ovvero di prolungamento della durata delle linee.

Anche in questo caso vale la pena ricordare che durante tutta la durata della moratoria legata al D.L. Cura Italia, qualsiasi cosa accada l’azienda non potrà essere appostata a sofferenza.

Conclusioni

Chiarite le implicazioni segnaletiche delle moratorie, ciò che va ulteriormente rimarcata è l’importanza del presidio di queste informazioni che, ora più che mai, potrebbero rappresentare il vero fattore portante delle analisi di sostenibilità del rischio di credito adottato dalle banche.

Salvo, infatti, la misura dei 25.000 Euro (garantita al 100% dallo Stato, efficace, veloce, ma per molte realtà assolutamente inadeguata), le misure del Governo hanno previsto la necessità di un massiccio contributo da parte del sistema bancario che, inevitabilmente visto la non totale copertura delle garanzie pubbliche, dovrà procedere a delibere di affidamento molto accurate e che non potendo fare riferimento a dati certificati sugli impatti economico-finanziari della pandemia, in riferimento alla singola azienda non potranno fare a meno di sovra pesare l’unica informativa (la centrale rischi) che può ritenersi a ragione non solo autorevole e certificata, ma anche aggiornata (per altro con un ritardo di massimo 40-70 giorni).

In tale ottica, quindi, l’invito è non solo ad approfondire i vari strumenti a supporto della liquidità messi a disposizione dal Governo,  ma anche a riflettere sul fatto che la centralità delle banche e della finanziabilità dell’impresa non sono stati affatto escluse da tali misure.

In questo contesto così difficile è quindi doveroso che l’azienda presidi correttamente non solo gli strumenti utili al sostegno del proprio fabbisogno di liquidità, ma anche i parametri valutativi degli attori che ne consentono di fatto l’accesso; il riferimento è quindi al dato delle centrali rischi che in questa fase dovrà essere:

  • Monitorato con cadenza mensile (questo per intercettare con la massima puntualità non solo la presenza di anomalie, ma anche eventuali dinamiche di fabbisogno aziendale);
  • Presidiato con la giusta consapevolezza ovvero tenendo presente tutte le implicazioni possibili (alert segnaletici, anomalie ed errate segnalazioni, sostenibilità dei nuovi finanziamenti richiesti al sistema bancario, ecc…);
  • Utilizzato dall’azienda per la stessa presentazione di richieste di nuovi fidi;
  • Analizzato in ottica di ritorno alla normalità ovvero, per esempio, in relazione al ritorno ad inizio 2021 dei criteri di accesso alle garanzie del Fondo (queste comporteranno il fatto che sia il dato segnaletico di giugno 2020 e quelli successivi a determinare la garantibilità aziendale)
SE SEI QUINDI UN’AZIENDA CHE VUOLE PRESIDIARE CORRETTAMENTE IL PROPRIO DATO:
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